Strumenti personali
Cerca in Teatro
Eventi
 
Azioni sul documento

FINISTERRE. Teatro ai confini

Tu sei qui: Home

dal 17 novembre 2019

Quando 17/11/2019 18:30 al
23/05/2020 23:00
Dove Vari
Riferimento
Telefono 0445 428223
Aggiungi iCal

Aprirà il prossimo 17 novembre la rassegna teatrale valdagnese Finisterre – Teatro ai confini che per la stagione 2019-2020 propone al pubblico un totale di 9 spettacoli.

La rassegna è promossa dal Comune di Valdagno, in collaborazione con La Piccionaia, Licei di Valdagno, I.I.S. “Marzotto-Luzzatti”, Parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa di Ponte dei Nori, Livello 4, Selleria Equipe, Autovisper e con il patrocinio della Fondazione Banca Popolare di Marostica Volksbank.

Finisterre è un progetto di disseminazione del teatro nel territorio. Ogni anno si arricchisce di nuove collaborazioni, proponendo un programma in cui campeggiano attori e compagnie pluripremiati e ben accreditati nel panorama del teatro contemporaneo. Anno dopo anno Finisterre si è configurato con un crescendo di scelte artistiche sempre più adattate al territorio di riferimento, come accadrà quest'anno ad esempio per gli spettacoli di Fanny&Alexander e Marco Baliani.

Infine, nel rinsaldare la collaborazione con l'Associazione Livello 4, sarà attivato un nuovo laboratorio ZOOM officina, rivolto ad un target specifico di spettatori professionisti con lo scopo a sua volta di offrire un'occasione di formazione per giovani spettatori.


Gli appuntamenti:

  • Domenica 17 novembre ore 18.30 - Museo delle Macchine Tessili
    ORO. L'ARTE DI RESISTERE

    EVENTO SPECIALE DANCE WELL
    Biglietto unico euro 5,00

    Da un’idea di Francesca Foscarini e Cosimo Lopalco
    Coreografia Francesca Foscarini
    Drammaturgia Cosimo Lopalco

    Partendo dal concetto di resistenza, il resistere nella quotidianità e il diritto ad esistere nella bellezza della diversità, della non omologazione – della cui istanza la danza si fa portatrice – e approdando alla Resistenza come vissuto intimo del nostro paese, Francesca Foscarini mette in scena una toccante performance che vede coinvolti i danzatori del gruppo Dance Well, movimento e ricerca per il Parkinson.

    Premio Danza&Danza 2018 come coreografo emergente per “Animale” e “Oro. L’arte di Resistere”.

    Dance Well – movement research for Parkinson è una pratica artistica rivolta principalmente a persone affette da morbo di Parkinson, attivata, ideata e promossa dal CSC Casa della Danza di Bassano del Grappa.
    Attivato nel 2013, sulla base di pratiche sviluppate in Olanda, l’iniziativa è arrivata nel 2015 a definire una propria identità; diversamente da pratiche già esistenti, infatti, per Dance Well il fine è l’arte attraverso l’espressione del proprio corpo, i partecipanti sono “dancers”, e proprio come danzatori – non come “persone col Parkinson” – affrontano le classi di danza.



  • Venerdì 6 dicembre ore 21.00 - Cinema Teatro Super
    Marco Baliani - UNA NOTTE SBAGLIATA

    BIGLIETTI
    Intero euro 10,00, Ridotto under 25 euro 5,00.
    Diritto di prevendita euro 1,50

    Di e con Marco Baliani
    regia Maria Maglietta
    scene, luci, video Lucio Diana
    paesaggi sonori Mirto Baliani
    costumi Stefania Cempini
    disegni Marco Baliani

    “In questo spettacolo porto in scena il corpo di un essere umano già fragile, corpo che in quella notte che, poi, solo dopo chiameremo sbagliata, diventa un capro espiatorio su cui accanirsi. Entrare e uscire dalle teste e dai corpi dei protagonisti notturni della vicenda, compreso un cane, è stata la mia gimkana attoriale, obbligandomi a continui cambi percettivi e linguistici, dentro una rete di rimandi sonori e visivi.

    Già nel precedente spettacolo, Trincea, avevo sperimentato una condizione attoriale simile. Qui la ricerca è proseguita, specie nella costruzione del linguaggio, fino a uscire dal contesto narrativo centrale e aprire il flusso delle parole ad altri scenari, in un “arazzo psichico” che sposta di continuo il focus della vicenda, costringendo lo spettatore non solo a viverla emotivamente ma a farsene carico anche ragionandoci sopra.

    Non è la cronaca di uno dei tanti episodi di accanimento contro la diversità, di cui sempre più spesso siamo testimoni, non è dunque un teatro “civile”, piuttosto un mettere il dito dentro le pieghe nascoste della psiche, delle pulsioni, delle indicibilità, fino a usare la mia stessa memoria biografica come parte dell’evento di cui si parla. Mi sembra di vivere in un tempo in cui la sacralità del vivente, la sua inviolabilità biologica si è incrinata e compromessa. Forse quando da cittadini siamo diventati consumatori qualcosa di quella inviolabilità si è dissolta. I corpi sono diventati merce, e devono rispondere agli stessi requisiti di efficienza e di splendore delle altre merci, altrimenti entrano nella categoria dei perdenti, degli scarti.

    Corpi “stranieri”, da cui guardarsi, che con la loro sola presenza incrinano la falsa luminosità del quotidiano, corpi da cacciare via, da odiare, di cui si può dunque abusare.

    Questa deriva mi spaventa molto, mi inquieta, e il teatro è l’unico modo che conosco per condividere questa mia inquietudine con la comunità degli spettatori e sentirmi così meno solo e meno impaurito” (Marco Baliani)

  • 18 gennaio ore 21.00 - Ex Galoppatoio
    LE RAGAZZE

    BIGLIETTI
    Intero euro 10,00, Ridotto under 25 euro 5,00.
    Diritto di prevendita euro 1,50.

    Di Claudia Rossi Valli | Natiscalzi DT
    Danza e collaborazione Chiara Di Guardo, Valeria Grasso, Laura Lorenzi, Ludovica Messina
    Canzoni e musica originale Puccio Castrogiovanni
    Canto e musica Benedetta Carasi, Sara Castrogiovanni, Valeria Grasso, Alessandra Pirrone | Jacarànda-Piccola Orchestra Giovanile dell'Enta
    Produzione Scenario Pubblico Catania
    Co-produzione Natiscalzi DT

    Le Ragazze ha debuttato a FIC fest_ Focolaio d’Infezione Creativa 2018 con il sostegno del MiBAC e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina - Copia privata per i giovani, per la cultura”

    Le Ragazze è un progetto di danza, teatro, musica e canto, ideato da Claudia Rossi Valli, che nasce dal desiderio di esplorare i mondi personali e le danze universali delle interpreti.

    “Le quattro interpreti sono giovani (e giovanissime) artiste, danzatrici professioniste o che si affacciano ora alla professione. Le ho incontrate durante il mio percorso di insegnamento. Sono state un'epifania. Ognuna di loro forse riflette un pezzetto di me, ognuna dà speranza al mondo, ognuna è portavoce di femminilità e di forza femminile.”

    Il lavoro si sviluppa con le interpreti, attraverso la generosità di ognuna di loro, attraverso ciò che ognuna ha voglia di mettere in gioco di sé.

    "Chiedo alle interpreti di collaborare alla nascita e allo sviluppo creativo del progetto, ponendo loro domande, spunti riflessivi da cui plasmare materiale per la scena. Di cosa chiacchieriamo? Di amore, morte, sesso; ambizioni, dolori, madri, padri e fratelli."

    Il movimento ed il disegno coreografico si muovono a partire dalla ricerca di un nucleo magmatico, di un respiro collettivo, unione di intenti e tragitti nel moto spaziale. La messa in scena sarà un diario collettivo, un racconto a più voci, ogni capitolo – un nuovo tuffo, un'altra stagione, in cui sincerità ed invenzione si intrecciano con freschezza e profondità.

  • 1 febbraio Aula Magna Liceo - Biblioteca Civica Villa Valle - Sala Consiliare
    Fanny&Alexander
    SE QUESTO È LEVI – Maratona in ricordo di Primo Levi a cent'anni dalla nascita

    Biglietto per tre spettacoli euro 12,00
    Biglietto singolo spettacolo euro 5,00
    Attenzione! I posti sono limitati.

    Regia Luigi De Angelis
    Drammaturgia Chiara Lagani
    Con Andrea Argentieri
    Produzione E/Fanny & Alexander

    - Aula magna scuola Se questo è un uomo
    - Biblioteca Civica Villa Valle Il sistema periodico
    - Sala Consiliare I sommersi e i salvati

    A partire dai documenti audio e video delle teche Rai e di Youtube, Andrea Argentieri veste i panni dello scrittore Primo Levi, assumendone la voce, le gestualità, le posture, i discorsi in prima persona. È un incontro a tu per tu, in cui lo scrittore, a partire dal vincolo di verità che lo ha ispirato nelle sue opere, testimonia la sua esperienza nei lager con una tecnica di testimonianza lucidissima, di scrematura della memoria, con la trasparenza di uno sguardo capace di esprimere l’indicibile a partire dal perimetro apparentemente sereno della ragione.

    Grazie alla tecnica del remote acting, dell’eterodirezione, sperimentata da Fanny & Alexander negli ultimi dieci anni, si cerca di comporre un ritratto dello scrittore che si basa sulla vertigine di una domanda: quanto questa testimonianza è ancora urticante e capace di parlarci tramite la sensibilità di un attore che si lascia attraversare dai materiali originali a noi rimasti di quello scrittore? Può l’epifania di una voce, di un corpo-anima, imprimendosi nel corpo di un attore molto più giovane del modello-impronta che persegue, far sgorgare in maniera ancora più cogente la potenza e la necessità della sua testimonianza?

    “Se questo è Levi” è un ritratto d’attore. È il tentativo di concretizzare l’esperienza del resoconto, a tu per tu con lo scrittore.

    _______________________________

    L’ossessione del super realismo
    di Luigi De Angelis

    Primo Levi, nel suo libro I sommersi e i salvati, a proposito della traduzione in tedesco di Se questo è un uomo, parla di un tentativo quasi ossessivo di super-realismo, in cui vuole che la traduzione sia una specie di magnetofono diretto dell’esperienza, una specie di retrovisione alla lingua o restauro a posteriori… Questa ossessione è stata il motore propulsivo del progetto Se questo è Levi e la sua linea guida. Mettere un interprete, un attore nella condizione di essere attraversato dalla voce registrata di un’altra vita, di vestirne la voce come una pelle, di fare un bagno animico in essa, facendosi imbevere, come una matassa di lana che si imbeve di acqua. Dentro la voce di uno scrittore dalla personalità poliedrica come quella di Primo Levi si annida un mondo ricchissimo, fatto di emozioni, trattenute o rilasciate, si intravede in essa una complessa filigrana; nella grana della voce sono nascosti i traumi dell’esperienza, ma soprattutto scaturisce tutta la forza del carattere, della ragione, della missione. In Se questo è Levi l’interprete non legge, ma è “letto” da una voce straniera che lo attraversa, fa reagire in sé - come in un processo chimico - il materiale sonoro che gli viene proposto tramite un auricolare, che lui restituisce all’istante, avendo studiato la prossemica dello scrittore, le sue espressioni facciali, le sue emozioni interiori e esteriori, avendo fatto abitare in lui quell’altra vita, quell’altra pelle animica, tramite un bagno sonoro. È una forma di mimetismo per vicinanza, in cui bisogna saper fare spazio, accogliere, cercare le somiglianze interiori, le corrispondenze col proprio vissuto, rispettare, riverberare; è una forma di osservazione meditativa, in cui non bisogna avere tentazioni volitive, affermative, ma piuttosto bisogna sapere captare, farsi antenna, intercettare, farsi attraversare, lasciar fluire. Come fa notare Marco Belpoliti in Primo Levi di fronte e di profilo, si avverte nella scrittura di Levi la forza dell’oralità, come se Levi fosse prima di tutto uno scrittore orale che scrittore di penna. Si risente nella scrittura la sua necessità di testimonianza, come se i suoi testi fossero stati prima “testati” in un viaggio in treno, in casa, in delle conferenze, davanti alle varie comunità di uditori che gli capitava di incontrare e a cui mai si sottraeva… E viceversa le sue interviste radiofoniche o televisive sono incredibilmente lucide, sembrano scritte nel momento in cui vengono enunciate, c’è una continuità tra l’oralità e la scrittura nelle due direzioni. Per questo abbiamo scelto di non mettere in scena le opere letterarie di Primo Levi, a parte alcuni passi dal Sistema Periodico, ma abbiamo preferito sostare nella travolgente forza della sua lingua orale, da cui scaturiscono concetti vivissimi che sembrano pronunciati per la prima volta nell’istante stesso in cui vengono enunciati dall’interprete, facendo sì che sembrano parole di oggi, delle frecce acuminate, delle risposte politiche alla zona grigia di questi tempi.

  • 15 febbraio ore 21.00 - Teatro Super
    Anagoor SOCRATE IL SOPRAVVISSUTO. COME LE FOGLIE

    BIGLIETTI
    Intero euro 10,00, Ridotto under 25 euro 5,00.
    Diritto di prevendita euro 1,50.

    dal romanzo Il Sopravvissuto di Antonio Scurati
    con innesti liberamente ispirati a Platone e a Cees Nooteboom e Georges I. Gurdjieff, Marco Menegoni, Iohanna Benvegna, Marco Ciccullo, Matteo D’Amore, Piero Ramella, Margherita Sartor, Massimo Simonetto, Mariagioia Ubaldi, Francesca Scapinello/Viviana Callegari/Eliza Oanca
    Maschere Silvia Bragagnolo e Simone Derai
    Costumi Serena Bussolaro e Simone Derai
    Musiche e sound design Mauro Martinuz
    Video di Simone Derai e Giulio Favotto

    Con Domenico Santonicola (Socrate), Piero Ramella (Alcibiade), Francesco Berton, Marco Ciccullo, Saikou Fofana, Giovanni Genovese, Elvis Ljede, Jacopo Molinari, Piermaria Muraro, Massimo Simonetto

    Riprese aeree Tommy ilai e Camilla Marcon
    Concept ed editing Simone Derai e Giulio Favotto
    Direzione della fotografia e post produzione Giulio Favotto / Otium

    La scuola, l’educazione e il loro rapporto con la stretta attualità, tra la filosofia antica e gli echi di cronache violente che hanno avuto come palcoscenico le scuole.

    Con Socrate il sopravvissuto, la compagnia Anagoor entra in una classe come tante. Partendo da alcune pagine del romanzo di Antonio Scurati, Il sopravvissuto, l’opera assume il punto di vista di chi si dispone di fronte ad un gruppo di giovani, essendo incaricato della loro educazione.

    Tra le ore che precedono la morte del filosofo così raccontate da Platone, e l’ora in cui lo studente Vitaliano Caccia massacra a colpi di pistola l’intera commissione di maturità, lasciando in vita il solo insegnante di storia e filosofia, si consuma tutta la battaglia che chiama in causa il pensiero occidentale, dalle sue origini ai suoi inevitabili e tragici esiti storici.

    La trama del romanzo «Il sopravvissuto» di Antonio Scurati è un pugno nello stomaco per chi fa l’insegnante nella scuola di oggi. Come scenario, il liceo scientifico Sarpi di Casalegno, un paese immaginario dell’interland lombardo, un po’ campagna e un po’ periferia, con discoteche e centri commerciali enormi quanto anonimi. Il protagonista è il quarantenne professore di storia e filosofia Andrea Marescalchi che, la mattina degli orali dell’esame di stato, resta l’unico superstite della strage compiuta contro l’intera commissione, sette insegnanti, dall’alunno Vitaliano Caccia, latitante dopo gli omicidi.

    Questo è solo l’incipit dell’inquietante romanzo Il sopravissuto, in cui si alternano registri linguistici differenti per dare voce a diversi personaggi: magistrati, poliziotti, psichiatri, avvocati, intervistatori televisivi, ispettori ministeriali, presidi, che comunque restano confinati nella “Babele” dello sfondo. L’unico interlocutore del dialogo muto con il suo alunno prediletto resta il professore. Dove ha sbagliato? Quali sono gli errori dell’impostazione del rapporto con gli alunni? È possibile un dialogo? È davvero utile il lavoro degli insegnanti o sono destinati metaforicamente a scomparire, tale sembra essere il desiderio di sterminio che l’alunno Caccia sembra voler interpretare? Non ci sono risposte, ma il professore, nel finale di un romanzo intenso e direi drammatico in tutte le sue pagine, sembra lasciarci uno spiraglio di speranza ancora aperto.

    Tutte le riflessioni proposte dal protagonista, i suoi dubbi, la sua infelicità, sono davvero lo specchio delle contraddizioni nelle quali si dibattono gli insegnanti più sensibili della scuola italiana. Il fatto, poi, che questo libro preceda nel tempo gli episodi di quotidiano bullismo, a cui la recente cronaca scolastica ci ha abituato, ci mostra le caratteristiche quasi profetiche di Scurati, capace di raccontarci un mondo in profonda e lacerante difficoltà identitaria.

  • 13 marzo ore 21.00 - Chiesa Parrocchiale di Ponte dei Nori
    Controcanto SETTANTA VOLTE SETTE

    Ingresso gratuito

    Drammaturgia originale Controcanto Collettivo
    Ideazione e regia Clara Sancricca

    Con Federico Cianciaruso, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero, Clara Sancricca
    Voce fuori campo Giorgio Stefanori

    Settanta volte sette racconta la vita di due famiglie i cui destini s’incrociano in una sera. Racconta del rimorso che consuma, della rabbia che divora, del dolore che lascia fermi, del tempo che sembra scorrere invano. Eppure racconta anche la possibilità che il dolore inflitto e il dolore subito parlino una lingua comune, che l’empatia non sia solo un’iperbole astratta e che l’essere umano, che conosce il contagio del riso e del pianto, dietro la colpa possa ancora riconoscere l’uomo.

    Lo spettacolo affronta il tema del perdono e della sua possibilità nelle relazioni umane. Nella sua gloriosa storia questo concetto sembra essere giunto ad un inglorioso epilogo, che lo vede soccombere alla logica – attualmente vincente – della vendetta. Un tempo ritenuto il punto di arrivo di un percorso destinato a pochi spiriti eletti, appare oggi, nell’opinione comune, come il rifugio dei più codardi e la scappatoia dei meno arditi, in una società che riconosce e accorda alla vendetta il primato nella risoluzione dei torti e dei conflitti. Chi perdona sembra sminuire il torto, giustificare l’offesa, mancare di rispetto alla vittima, farsi complice del colpevole.

    Eppure il perdono protesta per innescare pensieri diversi, per aprire a logiche nuove; protesta contro l’assunto che al male vada restituito il male. Ci ricorda che dentro la ferita, dentro la memoria del male subito e al di là di ogni convenienza, esiste la possibilità di un incontro. E che questa possibilità non ci sfida dall’alto dei cieli, ma è concreta, laica e umana.

  • 4 aprile ore 21.00 - Autovisper
    La Piccionaia - UN ALTRO SGUARDO

    BIGLIETTI
    Intero euro 10,00, Ridotto under 25 euro 5,00.
    Diritto di prevendita euro 1,50.

    di Carlo Presotto
    con Carlo Presotto e Paola Rossi

    Lo sguardo di un'altra persona è una terra straniera, in cui non riesco ad avventurarmi senza timore.Guardare e riguardare, guardarsi e riguardarsi, prendersi cura, darsi tempo, interrogarsi. Riflettersi negli occhi di un altro per riflettere su di sè, sui propri desideri e le proprie paure.

    Gli spettatori indossano delle radioguide. una voce dal vivo racconta, interroga, accompagna.Ognuno è libero di scegliere la prospettiva e la distanza migliore. Camminare, sedersi a terra, osservare, coinvolgersi. Un gioco, un tempo inutile, accompagnato da parole di filosofi, artisti ed antropologi. Un piccolo viaggio nella sconfinata terra della relazione possibile.

    Lo spettacolo nasce dal progetto "Il volto dell'Altro" realizzata per Caritas International in collaborazione con l'associazione Non dalla Guerra in occasione della Giornata mondiale della gioventù 2019 a Panama. Carlo Presotto accompagna con il suo racconto dal vivo gli spettatori nella performance progettata in collaborazione tra diverse redazioni di giovani di diversi paesi (Egitto, Lussemburgo, Inghilterra, Libano, El Salvador, Stati Uniti, Brasile, Italia).

  • 23 maggio ore 21.00 – Selleria Equipe
    Pantakin - I TRE MAGGIORDOMI E UN BEBE’

    BIGLIETTI
    Intero euro 10,00, Ridotto under 25 euro 5,00.
    Diritto di prevendita euro 1,50.

    di e con Carla Marazzato, Manuele Candiago, Emanuele Pasqualini
    si ringraziano: Domenico Lanutti, Francesca Airaudo, Giorgia Penzo
    una produzione Pantakin Circoteatro
    con il sostegno di Città Teatro di Riccione

    Oltre vent’anni fa la compagnia Pantakin ha intrapreso il proprio cammino artistico a partire dall’esplorazione della Commedia dell’Arte e del mondo della maschere fino alle contaminazioni con il mondo del circo teatro. Con questa nuova produzione dal titolo I MAGGIORDOMI la compagnia si confronta con altri due linguaggi della scena: la danza e il mondo della magia.

    Abbiamo provato a cercare nella magia oltre al suo lato di meraviglia, quello più teatrale, che và aldilà della semplice esibizione tecnica, l’aspetto più legato alla commedia, alla creazione di personaggi e ugualmente abbiamo cercato di fare con il movimento. Abbiamo provato a raccontarvi una storia o meglio tre storie che si intrecciano e che si confrontano avendo come comune denominatore una professione molto particolare come quella de I MAGGIORDOMI ed uno stile interpretativo legato al clown moderno.

    Provate ad immaginare una sorta di OPEN DAY di una Scuola Internazionale di Maggiordomi alla quale partecipano un ex domatore di circo, una cameriera che sogna di diventare una “vedette” ed un ex galeotto dalle mani fatate.... Riusciranno i nostri personaggi a rimanere impeccabili e granitici o il loro passato e i loro desideri torneranno a “tormentarli”? Non vi resta che venire a scoprirlo!

 

PREVENDITE

  • Libreria Liberalibro Via Marconi 6 Valdagno – tel. 0445 402293
  • Ufficio Teatro Astra Contrà Barche 55 Vicenza – tel. 0444 323725
  • On-line su circuito www.vivaticket.it

 

PER INFORMAZIONI

Ufficio eventi e cultura Valdagno
Tel. 0445 428223

Luoghi, date e orari potrebbero subire variazioni.

Allegati

Contenuti correlati