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| La storia geologica della valle
è registrata dalle rocce che la caratterizzano. Ventisei vetrine complete
di reperti rocciosi e fossili, descrizioni didattiche e ricostruzioni figurate
dei paleoambienti presentano la successione di eventi che hanno coinvolto
il territorio a partire da circa 280 milioni di anni fa fino ai giorni nostri. |
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VETRINA
N° 1
Basamento
Cristallino (Pre-Permiano) (oltre 280 milioni di anni)
Si tratta di rocce metamorfiche, per lo più filladi quarzifere,
che derivano da antichi sedimenti argillosi sottoposti ad enormi pressioni
sviluppatesi in connessione alle fasi orogenetiche che hanno provocato il
sollevamento di catene montuose. Sovrapposta alle filladi, attraverso una
evidente superficie di erosione dovuta all'emersione dell'area, poggia la
base delle Arenarie della Val Gardena. |
VETRINA
N°2
Arenarie
della Val Gardena (Permiano superiore) (240 milioni di anni)
Sono sedimenti di piana alluvionale, depositati da antichi fiumi
che solcavano la nostra regione. In queste arenarie rossastre
sono stati rinvenuti alcuni resti fossili di piante, impronte
di gocce di pioggia e diverse impronte di tetrapodi, in particolare
rettili. |
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VETRINA
N°3
Formazione
a Bellerophon (Permiano superiore)
Nel Permiano superiore il mare invade l'area di Recoaro. I depositi di questo
antico mare sono riuniti nella Formazione a Bellerophon. Le rocce di questa formazione sono
tuttavia molto povere di fossili e testimoniano quindi un ambiente inospitale
e sfavorevole alla vita nell'area corrispondente al recoarese. |
VETRINA
N°4
Formazione
di Werfen (Scitico)
Si tratta di un insieme di arenarie fini, siltiti, calcari siltosi
micacei depositatesi all'inizio del Trias quando, dopo un brusco
ritiro del mare alla fine del Permiano, una nuova trasgressione
marina riconquista tutto il Sudalpino. La presenza di gesso
e dolomie evaporitiche verso la fine dello Scitico è legata
ad un ambiente marino poco profondo e con acque sovrassalate. |
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VETRINA
N°5
Formazione
a Gracilis (Anisico inferiore)
Si instaurano in questo periodo delle vaste lagune fangose,
localizzate lungo una fascia costiera ai margini di terre emerse
situate a meridione. I depositi di queste lagune sono rappresentati
da calcari marnosi, marne e siltiti che costituiscono la cosiddetta
Formazione a Gracilis. Essa prende nome da un crinoide, il Dadocrinus
gracilis di cui è particolarmente abbondante questa unità.
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VETRINA
N°6
Strati
a Voltzia (Anisico inferiore)
Gli strati a Voltzia, chiamati così per i numerosi resti di una
pianta terrestre, la Voltia recubariensis, rappresentano il
ritiro del mare sulla laguna della Formazione a Gracilis che
via via si va interrando a causa del continuo apporto terrigeno
da parte dei fiumi. I fossili presenti in questa formazione
manifestano caratteri ora continentali, ora salmastri o marini,
come sempre avviene in questi ambienti di transizione. La presenza
di una vasta terra emersa situata a meridione è testimoniata
anche da alcune impronte di rettili, fra cui il Parasynaptichnium
gracilis. |
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VETRINA
N°7
Calcare
di Recoaro (Pelsonico)
E' la più conosciuta tra le unità stratigrafiche
triassiche del Recoarese. Si è deposta in un bacino marino
chiuso non molto profondo e riparato dagli apporti terrigeni.
La ricchissima fauna fossile del Calcare di Recoaro, data principalmente
da brachiopodi, crinoidi, bivalvi e gasteropodi, è famosa
in tutto il mondo. La temporanea comunicazione di questo bacino
con il mare aperto è documentata invece dalla rara presenza
di ammoniti. Verso la fine del Pelsonico si ha poi un ritiro
del mare dalla regione che provoca l'emersione del Calcare di
Recoaro con conseguente incarsimento della parte più
alta della formazione.
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VETRINA
N°8
Conglomerato
del Tretto (Illirico)
Si tratta di depositi fluviali di materiali più o meno
fini di piana alluvionale. In questi sedimenti sono state rinvenute
oltre a strutture di disseccamento e tracce di gocce di pioggia,
anche varie impronte di tetrapodi fra cui quella di un grosso
arcosauro, ad andatura essenzialmente bipede, che può
essere considerato l'immediato antenato dei dinosauri.
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VETRINA
N°9
Calcare
a Sturia (Illirico)
Prende nome dall'ammonite Sturia sansovinii. E' un calcare terrigeno,
scuro, fetido alla percussione perchè ricco di sostanza
organica. E' il prodotto della sedimentazione in lagune poco
profonde e poco ossigenate, tuttavia, malgrado la scarsità
d'ossigeno in questi fondali, tali lagune erano rigogliose di
vita. Possiamo trovare così anche in queste rocce fossili e
microfossili quali brachiopodi, gasteropodi, bivalvi, coralli,
foraminiferi e molte alghe.
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VETRINA
N°10
Calcare
di Monte Spitz e Formazione a Nodosus (Illirico-Fassanico)
Il Calcare di Monte Spitz rappresenta un deposito di piattaforma
carbonatica in cui la sedimentazione avviene ad una profondità
molto ridotta ed in una zona molto subsidente. Solo così infatti
si riesce a spiegare la potenza di questa formazione che raggiunge
i 200 mt circa. Contemporaneamente alla deposizione del Calcare
di Monte Spitz una serie di faglie sinsedimentarie determinano
dei solchi allungati in cui la sedimentazione sarà di
tipo pelagico ed inquinata da materiale di origine vulcanica
proveniente da aree emerse situate a Sud di Recoaro. Questo
complesso sedimentario bacinale viene chiamato Formazione a
Nodosus.
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VETRINA
N°11
Vulcaniti
Ladiniche
Nel Ladinico superiore si assiste alla comparsa di numerosi
centri vulcanici. Tutta l'area di Recoaro ne viene coinvolta
determinando la formazione di potenti coltri di lave e materiali
vulcanoclastici che colmeranno i bacini. Importante conseguenza
di questa attività vulcanica è la mobilizzazione
di materiali all'interno delle rocce con la comparsa di vaste
aree minerarie: esempio di giacimenti del M. Civillina.
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VETRINA
N°12
Gruppi
di Raibl e Dolomia Principale (Carnico-Retico)
Le rocce appartenenti al Gruppo di Raibl sono conglomerati,
arenarie, siltiti ed argilliti derivanti dallo smantellamento
delle formazioni sottostanti ad opera degli agenti atmosferici.
Le aree emerse venivano erose, mentre le depressioni si riempivano.
Sopra questa formazione si deposita un complesso carbonatico
molto potente e stratificato che ha uno spessore di oltre 900
metri: la Dolomia Principale. Si tratta di un sedimento di mare
di bassissima profondità esteso dall Lombardia alla Carnia. |
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VETRINA
N°13
Calcari
Grigi (Lias medio-inferiore)
Sono rocce calcaree stratificate alle volte bituminose per la
presenza di sostanza organica e molto fossilifere, con fossili
tipici di piattaforma marina poco profonda. Localmente la presenza
di resti di piante testimonia una momentanea emersione dell'area,
confermata anche dalle recenti scoperte di piste di dinosauri
proprio all'interno di questa formazione.
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VETRINA
N°14
Rosso
Ammonitico (Dogger-Malm) e Biancone (Cretaceo)
Nel Giurassico medio una serie di movimenti tettonici porta
all'annegamento della piattaforma dei Calcari Grigi e si ha
la deposizione di calcari nodulari e fittamente stratificati
con contenuto paleontologico dato principalmente da organismi
pelagici quali ammoniti e belemniti. |
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VETRINA
N°15
Livello
Bonarelli (Cretaceo)
In occasione dei lavori del tunnel Valdagno/Schio è venuto
alla luce fra il Biancone e la Scaglia Rossa uno strato roccioso
poco affiorante in vallata e perciò non molto conosciuto.
Esso costituisce il "Livello Bonarelli" che è
caratterizzato da calcari scuri, fetidi alla percussione, ricchi
di silice, sostanza organica e frammenti fosfatici. Questo livello
si posiziona al tetto del Biancone e le notevoli testimonianze
di resti di pesci e minerali di silice e marcassite testimoniano
un evento anossico (ambiente povero di ossigeno) verificatosi
nel cenomamiano e riconosciuto in tutta l'area mediterranea. |
VETRINA
N°16
Scaglia
Rossa (Crataceo superiore)
Si tratta di rocce carboniche fittamente stratificate molto
ricche di minuscoli gusci calcitici di foraminiferi planctonici.
Oltre a ciò troviamo anche dei brachiopodi, belli esemplari
di echinidi e denti di pesci. |
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VETRINA
N°17
Vulcanesimo
paleogenico (60 milioni di anni)
Abbiamo in questo periodo un'intensa attività vulcanica
concentrata in una particolare struttura vulcano-tettonica denominata
"Graben dell'Alpone-Chiampo", costituita da una depressione
allungata. Le emissioni basaltiche,inizialmente sottomarine, portarono al riempimento del Graben alla fine dell'eocene medio. |
VETRINA
N°18
Tufiti
eoceniche
Si tratta di materiale di origine vulcanica che periodicamente
veniva trasportato dalle correnti marine all'interno del Graben
e qui mescolato al normale sedimento carbonatico. Il fondale
di questo Graben era colonizzato da diversi organismi i cui
resti bene si sono conservati in questi tufiti. Due giacimenti
riferibili a questo periodo sono stati scoperti dal Dott. Dal
Lago. Si tratta del giacimento di Grola costituito da una lente
di arenaria vulcanica ricca di fauna marina ed il giacimento
di Rivagra che presenta una mescolanza fra molluschi marini
e gasteropodi continentali che permette di intuire come questa
area fosse localizzata in prossimità di una terra emersa
e da questa alimentata.
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VETRINA
N°19
Calcari
Nummulitici (Eocene)
Si chiamano così per l'abbondante presenza di questi macromammiferi
detti appunto nummuliti. Si tratta di calcari che si sono sedimentati
all'interno del Graben in condizioni climatiche di tipo tropicale.
Oltre ai nummuliti possiamo trovare anche coralli, crostacei,
spugne, echinidi, bivalvi. |
VETRINA
N°20
Orizzonte
di S. Giovanni Ilarione
Affioramento di Grola-Tommasoni (Eocene medio) scoperto, studiato
e divulgato al mondo geologico nel 1901 dal dott. Domenico Dal
Lago, cento anni dopo, con i lavori di sbancamento della cava,
è ritornato interamente alla luce con testimonianze fossili
conservate in modo del tutto insospettato (gasteropodi, bivalvi
e soprattutto interessanti ritrovamenti di crostacei). |
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VETRINA
N°21
Il
giacimento di ligniti del Monte Pulli
Questo giacimento dell'Eocene medio è costituito da una
serie di strati di ligniti intercalati a scisti bituminosi e materiali
litici per uno spessore di ottanta metri circa. La sua genesi
potrebbe essere attribuita alla presenza di una baia con grande
apporto di resti vegetali di tipo continentale che periodicamente
veniva sommersa dal mare, come testimoniano la presenza di fossili
marini. Un importante ritrovamento dello scheletro di un piccolo
esemplare di coccodrillo è stato rinvenuto nell'analogo
giacimento lignifero dei Savignago presso Cornedo.
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VETRINA
N°22
Le
"Fosse" di Novale (50 milioni di anni)
Altro importante giacimento sempre dell'Eocene medio localizzato
all'interno di una grande depressione nei Calcari Nummulitici.
Tale depressione sarebbe stata occupata da un bacino salmastro
parzialmente in connessione con il vicino mare. In questi strati
di marne grigie ricche di vegetali fossili, sono stati ritrovati
resti di pesci, molluschi ed anche un insetto, il Carabus novalensis.
Oltre che per i fossili, le Fosse di Novale sono conosciute
anche per la presenza, fra le sabbie di dilavamento delle rocce
vulcaniche, di numerosi minerali: limonite, quarzo, zirconi
e piccoli zaffiri. |
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VETRINA
N°23
Formazione
di Priabona (Eocene superiore)
La formazione di Priabona è costituita da calcari e marne
ricche di fossili di ambiente marino non profondo. Sono rocce
che rappresentano la riconquista del mare sulla terra emersa.
Da ricordare è la sezione stratigrafica di riferimento
europeo esposta al Passo di Priabona che ha dato nome al piano
Priaboniano e che rappresenta l'Eocene superiore.
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VETRINA
N°24
L'Oligocene
e le "Scogliere" coralline
40 milioni di anni fa la distribuzione delle terre era ancora
diversa da quella attuale. In Italia vi era un mare chiamato
Tetide che si estendeva da est verso l'Oceano Indiano. Anche
la posizione dei poli era diversa da quella attuale, così
l'area della Tetide cadeva in piena fascia tropicale. Il territorio
della nostra vallata era occupato da una vasta laguna con acque
limpide, poco profonde e calde, mentre comincia a formarsi ed
a crescere lungo l'attuale margine sud-orientale dei Berici
una grande barriera corallina oltre la quale si era in pieno
mare aperto.
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VETRINA
N°25
Calcareniti
di Castelgomberto (Oligocene)
Rappresentano i sedimenti che si sono depositati in questa laguna
oligocenica. Si tratta di rocce ricche di fossili come coralli,
bivalvi, gasteropodi, echinidi. La presenza di resti vegetali
di origine continentale fa supporre che nella laguna dovevano
esserci numerosi isolotti vulcanici più o meno grandi.
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VETRINA
N°26
I
depositi miocenici
Dopo un periodo in cui la nostra regione si è trovata
in condizioni di emersione, all'inizio del Miocene il mare riprende
possesso di questo settore. I sedimenti che si depositano in
questo periodo (20 milioni di anni fa) sono dati da sabbie di
origine eolica a cui fanno seguito dei calcari ("Arenarie
di Sant'Urbano") che contengono molti fossili indicatori
di mare basso, come bivalvi, gasteropodi, echinidi e denti di
pesce fra cui quello del gigantesco Carcharodon megalodon, antenato
dell'attuale squalo.
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Comune di Valdagno
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